/**/ Associazione Culturale e Sportiva "Giuseppe Garibaldi"

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domenica 22 aprile 2012

Sterbini Pietro


Vico del Lazio, 1795 – Napoli, 1863
 Patriota e scrittore. Medico, incappato nella censura pontificia per un tragedia, La vestale, s'iscrisse alla carboneria e prese parte ai moti del 1831. Rifugiatosi in Francia aderì alla Giovine Italia; tornò a Roma dopo l'amnistia di Pio IX e nel maggio 1848 venne eletto deputato. Fu ministro del Commercio e dei lavori pubblici (1848-49) e deputato alla Costituente. Esule (1849-60) a Parigi durante la Restaurazione, si scagionò sui giornali francesi dall'accusa che gli era stata mossa nel 1848 di aver partecipato all'assassinio di Pellegrino Rossi; si stabilì poi a Napoli, dove fondò con D. Lioy il giornale «Roma».

sabato 21 aprile 2012


Petroni Giuseppe 
Bologna, 1812 – Terni, 1888
Patriota; membro (1832) della Giovine Italia e della setta degli apofasimeni, si diede poi (1845) all'avvocatura presso il Tribunale della Rota. Durante la Repubblica romana (1849) fu sostituto del ministro della Giustizia, Giovita Lazzarini e, alla Restaurazione pontificia, continuò a tener vivo l'ideale mazziniano. Arrestato (1853), condannato a morte (1854), ebbe la pena commutata in quella della galera a vita. Liberato (1870), diresse la «Roma del Popolo»; infine (1882-85) fu gran maestro della massoneria.

  

venerdì 20 aprile 2012

Graziani Leone


Corfù, 1791 – ivi, 1852
Figlio di un commissario della Repubblica veneziana nell'isola greca, non ancora quindicenne, nel 1806 si arruolò nella marina del Regno italico. Rimasto in servizio dopo il crollo del regime napoleonico, nei trentaquattro anni della seconda dominazione asburgica, Graziani percorse le tappe di una brillante carriera. Sua figlia Maria sposò Attilio Bandiera. La fucilazione del genero nel 1844 fu un duro colpo per la famiglia. Malata da tempo, Maria morì stroncata dal dolore. Combattuto tra patriottismo e fedeltà all'Austria, nel 1848 aderì tra molte perplessità alla rivoluzione a Venezia. Manin gli conferì la direzione dell'Arsenale e, per legarlo maggiormente alla causa, lo nominò contrammiraglio, affidandogli il comando della Marina della Repubblica. A differenza di Manin e Tommaseo, il Graziani fu favorevole alla fusione col Piemonte. Dopo l'armistizio Salasco e il ritiro del Piemonte dalla guerra, l'Assemblea diede i pieni poteri al Manin, che li accettò a patto di essere coadiuvato per i problemi militari da Giovan Battista Cavedalis per le forze di terra e dal Graziani per la Marina. Il suo operato tuttavia non raggiunse i risultati sperati, in particolare il reclutamento di volontari per la Marina, e Graziani confessò di aver sempre ritenuto l'incarico conferitogli superiore alla sue forze. Uomo portato più a eseguire che a decidere, militare più che politico, il Graziani sarebbe stato in seguito oggetto dei giudizi sfavorevoli di alcuni contemporanei. Dopo la resa di Venezia, benché non fosse compreso nella lista dei quaranta personaggi che gli austriaci vollero banditi dalla città, il Graziani prese la via dell'esilio recandosi, insieme con il figlio Lorenzo, a Corfù, dove si spense. Una lapide fu dettata dal Tommaseo, due altre vennero apposte più tardi a Venezia: una nel cimitero di S. Michele e una sulla facciata della casa di famiglia in campo S. Maria Formosa. I resti vennero traslati a Venezia nel 1925.

giovedì 19 aprile 2012

Pareto Lorenzo


Genova, 1800 – ivi, 1865
Patriota ed erudito. Geologo e uomo politico. Lasciò una abbondante produzione scientifica riguardante argomenti di geologia regionale (Veneto, Toscana, Corsica), di stratigrafia e tettonica. Ministro degli Esteri nel primo ministero costituzionale di Carlo Alberto, presieduto da Cesare Balbo (16 marzo - 27 luglio 1848), presidente della Camera nella II legislatura (febbraio 1849), fu coinvolto nei moti di Genova, seguiti alla notizia della sconfitta di Novara. Senatore del Regno dal 1861.