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venerdì 10 aprile 2015
Costanza Alfieri d’Azeglio
Tra le donne della famiglia Alfieri, tutte personalità notevolissime che incisero non solo sul destino della propria famiglia ma anche su quello dell’aristocrazia piemontese, spicca Costanza Alfieri d’Azeglio (1793-1862), donna aperta d’animo e di mente, sorella di Cesare e moglie di Roberto d’Azeglio, fratello di Massimo.Sono celebri le lettere che indirizzò al figlio dalle quali è possibile ricostruire la cerchia di parenti e amici che la gentildonna frequentava continuamente: Cesare Alfieri, Massimo d’Azeglio, Guglielmo Moffa di Lisio, Cesare Balbo, Giacinto di Collegno, Camillo di Cavour e Alfonso La Marmora.Lo stesso Massimo d’Azeglio accenna a Costanza e al marito con affetto sincero nei suoi Ricordi: “Il nome che lasciarono di sé fu quello di veri benefattori del popolo. Ambedue tenevano scuola a proprie spese per i figli dei poveri, nei quali impiegavano somme non piccole.”
lunedì 16 febbraio 2015
Ridolfi Cosimo
Firenze, 1794 – ivi, 1865
Marchese. Uomo politico. Membro dell'Accademia dei georgofili, fondò nel 1827 il «Giornale agrario toscano», con Lambruschini e Vieusseux. Deputato della Consulta (1847), da ministro dell'Interno realizzò l'annessione di Lucca al Granducato e represse le agitazioni democratiche di Livorno. Presidente del Consiglio dal giugno al luglio 1848, fu inviato in missione in Francia e in Inghilterra dal successivo gabinetto Capponi. Avverso al governo democratico di Guerrazzi, fu tuttavia contrario all'intervento austriaco. Ritiratosi dalla vita pubblica, tornò in politica nel 1859 come ministro dell'Istruzione e ad interim degli Esteri del governo della Toscana. Dal 1860 fu senatore del Regno.
Marchese. Uomo politico. Membro dell'Accademia dei georgofili, fondò nel 1827 il «Giornale agrario toscano», con Lambruschini e Vieusseux. Deputato della Consulta (1847), da ministro dell'Interno realizzò l'annessione di Lucca al Granducato e represse le agitazioni democratiche di Livorno. Presidente del Consiglio dal giugno al luglio 1848, fu inviato in missione in Francia e in Inghilterra dal successivo gabinetto Capponi. Avverso al governo democratico di Guerrazzi, fu tuttavia contrario all'intervento austriaco. Ritiratosi dalla vita pubblica, tornò in politica nel 1859 come ministro dell'Istruzione e ad interim degli Esteri del governo della Toscana. Dal 1860 fu senatore del Regno.
mercoledì 11 febbraio 2015
Borbone , la sanguinaria dinastia di carnefici nel sud Italia
Califfato delle Due Sicilie ,testimonianze di viaggiatori sulle condizioni del popolo.Napoli , con i suoi 400 mila abitanti , nel 1850 e ‘la terza citta’ d’europa . Migliaia e migliaia di persone vivono ammassate in tuguri e nei bassi , o anche all’aperto , mentre tutto intorno a loro c’e un lusso sfrenato di cui usufruiscono i nobili e i cortigiani dei Borboni . Il lavoro e’ un caso e la sopravvivenza legata a piccole azioni illegali e criminali che non vengono mai perseguite . Esistono gruppi di poveri derelitti , chiamati “ Lazzari “ perche’ vestono di poveri stracci . Nonostante la miseria e le difficolta’ quotidiane i Lazzari vedono , nei consumi sfrenati della Corte , l’unica possibilita’ di sopravvivenza . Il loro attaccamento alla monarchia non e’ dovuto a motivi ideali , ma perché dalle briciole che lascia loro la Corte dipende la loro sopravvivenza .“ Che cosa non darei perché tu potessi vedere i lazzaroni come sono in realtà: meri animali, squallidi, abietti, miserabili, per l'ingrasso dei pidocchi; goffi, viscidi, brutti, cenciosi, avanzi di spaventapasseri!. Non lavorano , si nutrono , non sono perseguiti dalla giustizia perché’ assieme ai camorristi e agli sbirri garantiscono la sopravvivenza della monarchia minacciata dalle istanze liberali e dei patrioti che vogliono l’Unità d’Italia . “" E' la Sicilia dei Borboni , la Sicilia del Reame di Napoli . L'isola e' incredibilmente povera e incredibilmente arretrata . Non ci sono veicoli a ruata di nessuna specie , ne' calessi , ne' carrozze , fuori dalla citta ' . Tutto viene caricato su asini e muli . Gli uomini viaggiano in arcioni o a piedi , o se malati , in una lettiga adattata sul dorso del mulo . La terra e' nelle mani dei grandi proprietari terrieri , i contadini sono quasi schiavi . Tutto e' insomma altrettanto povero e selvaggio "" LI' cominciammo ad imparare che non e' la bellezza , ne' la ricchezza naturale di un Paese che fanno il benessere dei suoi abitanti " Attualmente, l'oppressione politica, amministrativa, e fiscale schiaccia tutte le classi della popolazione; e queste ingiustizie sono sotto gli occhi di tutti. Ma quasi tutte le terre sono ancora nelle mani di un numero relativamente piccolo di latifondisti o baroni. In Sicilia vengono tuttora mantenuti i diritti medievali del possesso della terra, salvo che chi coltiva non è più un servo della gleba; non lo è più circa dall'undicesimo secolo, quando divenne un libero fittavolo. Le condizioni dell'affitto sono, tuttavia, generalmente così oppressive, che la stragrande maggioranza degli agricoltori lavora esclusivamente a vantaggio dell'esattore delle imposte e del barone, producendo a malapena qualcosa in più rispetto alle imposte e all'affitto, e rimanendo essi stessi o disperatamente, o almeno relativamente, poveri. Pur producendo il famoso grano siciliano e frutti eccellenti, costoro vivono miseramente di fagioli tutto l'anno.
Ora la Sicilia è di nuovo insanguinata, e l'Inghilterra è la distaccata spettatrice di queste nuove orge dell'infame Borbone, e dei suoi non meno infami favoriti, laici o clericali, gesuiti o uomini d'arme. I chiassosi declamatori del parlamento britannico riempiono l'aria di vuote chiacchiere sulla Savoia e i pericoli della Svizzera, ma non hanno neppure una parola da dire sui massacri delle città siciliane. Non un grido di indignazione si leva in tutta Europa. Nessun capo di governo e nessun parlamento chiede la messa al bando di quell'idiota assetato di sangue di Napoli). Solo Luigi Napoleone, per questo o quello scopo - naturalmente non per amore della libertà, ma per rafforzare la sua famiglia o l'influenza francese - può forse fermare il macellaio nella sua opera distruttiva. L'Inghilterra griderà alla perfidia, sputerà fuoco e fiamme contro il tradimento e l'ambizione napoleonica, ma i napoletani e i siciliani saranno alla fin fine i vincitori, anche sotto un Murat o qualsiasi nuovo dominatore. Ogni cambiamento non sarà che verso il meglio.
Ora la Sicilia è di nuovo insanguinata, e l'Inghilterra è la distaccata spettatrice di queste nuove orge dell'infame Borbone, e dei suoi non meno infami favoriti, laici o clericali, gesuiti o uomini d'arme. I chiassosi declamatori del parlamento britannico riempiono l'aria di vuote chiacchiere sulla Savoia e i pericoli della Svizzera, ma non hanno neppure una parola da dire sui massacri delle città siciliane. Non un grido di indignazione si leva in tutta Europa. Nessun capo di governo e nessun parlamento chiede la messa al bando di quell'idiota assetato di sangue di Napoli). Solo Luigi Napoleone, per questo o quello scopo - naturalmente non per amore della libertà, ma per rafforzare la sua famiglia o l'influenza francese - può forse fermare il macellaio nella sua opera distruttiva. L'Inghilterra griderà alla perfidia, sputerà fuoco e fiamme contro il tradimento e l'ambizione napoleonica, ma i napoletani e i siciliani saranno alla fin fine i vincitori, anche sotto un Murat o qualsiasi nuovo dominatore. Ogni cambiamento non sarà che verso il meglio.
lunedì 2 febbraio 2015
Bernardino Verro
Nel 2015 si commemora la tragica uccisione mafiosa del patriota e sindaco socialista di Corleone,Bernardino Verro.Tra i capi dei Fasci siciliani nella stagione rivoluzionaria 1890-94, dopo aver militato nelle file dei garibaldini repubblicani di Ricciotti, rappresentò per la Sicilia e in particolare per Corleone l'alternativa progressista al latifondo e alla mafia. Dopo essere stato scarcerato nel 1895 dopo la repressione crispina si dedicò con entusiamo alla rinascita di Corleone, nell'entroterra palermitano, riprendendo le gloriose lotte contro il latifondo e i gabelloti mafiosi già iniziate all'indomani del 1860.La sua uccisione fu una vera congiura ordita dai mafiosi locali e dai servizi repressivi sabaudi del tempo.Questo tipo di congiure tra "Stato" e mafia sono all'origine di una tradizione di sangue che si allunga fino a PiazzaFontana e alle varie "Trattative".Corleone sul suo esempio avrà altri capi popolo ed eroi popolari come Placido Rizzotto che rappresenteranno sempre una alternativa credibile al sottosviluppo e ai conplotti di regime!
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