/**/ Associazione Culturale e Sportiva "Giuseppe Garibaldi": settembre 2013

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venerdì 27 settembre 2013

LO STATO DEL PARANÀ (BRASILE) RICORDA I 200 ANNI DALLA NASCITA DI GARIBALDI

CURITIBA\aise\ - Si è svolta nei giorni scorsi, durante l’Assemblea Legislativa dello Stato del Paranà, in Brasile, una sessione solenne in commemorazione dei 200 anni della nascita di Garibaldi, che si celebra oggi, 4 luglio. La seduta è stata proposta dal deputato Cida Borghetti, consigliere del Comites locale ed è stata presieduta dal Presidente dell’Assemblea, On. Nelsos Justus. Presenti, tutti i parlamentari locali, diverse autorità, membri dei Comites ed il Console Generale di Curitiba, Riccardo Battisti, accompagnato dal Consigliere CGIE, Walter Petruzziello e dal Presidente del Comites, Gianluca Cantoni.
L’On. Borghetti ha sottolineato aspetti della vita di Annita e Giuseppe Garibaldi in Brasile, mentre il Console Battisti ha ricordato parte della storia di Garibaldi. Il Consigliere CGIE Petruzziello, da parte sua, invitato a parlare a nome della collettività italiana ed italo-brasiliana, ha ricordato, non solo la data di nascita di Garibaldi, ma ha sottolineato anche quella di morte: Garibaldi morì il 2 giugno, data della nascita della Repubblica Italiana. Alla Rai questa notizia deve essere sfuggita , altrimenti avrebbe invitato Borghezio per fargli ripetere la storia di “ Garibaldi ladro di cavalli , sanguinario , pirata e schiavista “ e a dare man forte a Borghezio avrebbe chiamato Uno di quei storici / revisionisti che ci raccontano come il Risorgimento e’ sato voluto dalla massoneria inglese e Garibaldi si compro’ i generali del Re delle due Sicilie ( ma perche’ si sono venduti ? ) cosi va oggi l’Italia ......................

sabato 14 settembre 2013

Zini Luigi

Luigi Zini nasce a Modena l’11 febbraio 1821. Nel 1843 si laurea in legge all’Università di Modena. Fortemente influenzato dallo spirito liberale della famiglia, diviene un fervente sostenitore del progetto dell’unità nazionale. Allontanato da Modena per aver partecipato ai moti del 1848, è condannato a 24 anni di esilio. Si rifugia allora in Piemonte dove ottiene la naturalizzazione sarda e l’incarico dell’insegnamento di storia nel Collegio municipale di Asti. In quegli anni si occupa dell’istituzione di scuole serali per operai. Pubblica i quattro volumi della “Storia d’Italia dal 1850 al 1866 continuata da quella di Giuseppe La Farina”, in cui esprime tra l’altro la sua propensione per un sistema amministrativo che lasci ampie autonomie a Comuni e Province, limitando al massimo l’ingerenza governativa. Nel 1858, trasferitosi a Lugano, insegna letteratura italiana nel liceo locale, avendo come colleghi Giovanni Cantoni e Carlo Cattaneo. Entra in contatto con altri profughi modenesi e conosce tra gli altri lo stesso Giuseppe La Farina, che nel febbraio del 1859 - in accordo con Cavour - gli affida l’incarico di recarsi nel Ducato di Modena per verificare le possibilità di suscitare in quel territorio un moto popolare favorevole all’annessione al Regno sabaudo. Dopo l’insurrezione modenese, Zini assume nel giugno 1859 il titolo di commissario provvisorio del re di Sardegna. Regge il governo della città fino all’arrivo di Luigi Carlo Farini, emanando una serie di provvedimenti tra i quali il sequestro dei beni dell’ex duca, il riordinamento della magistratura, l’accentramento degli istituti di istruzione sotto il relativo dicastero, la soppressione dell’Ordine dei Gesuiti. Nel settembre del 1859 fa parte della delegazione che reca a Vittorio Emanuele i risultati del plebiscito di annessione delle province modenesi (un’azione che gli varrà il conferimento onorifico della cittadinanza torinese). Dopo l’Unità entra nell’amministrazione e diventa negli anni prefetto di Ferrara, Siena, Brescia, Padova, Como e Palermo. Eletto deputato per i collegi di Ferrara e Guastalla nella IX e X legislatura (dal novembre 1865 al novembre 1870), interviene alla Camera soprattutto su questioni di politica interna. Il 10 luglio 1873 è nominato consigliere di Stato e nell’aprile 1881 viene collocato a riposo col grado e titolo di presidente di sezione. Nominato senatore il 16 novembre 1876. Muore a Modena il 21 settembre 1894.

domenica 8 settembre 2013

Giuseppe, conte. - Uomo politico (Baranello 1757 - Napoli 1828). Educato a Napoli alla scuola di G. Filangieri, fu giudice della Gran corte della Vicaria, avvocato fiscale del Reale patrimonio, direttore della Finanza (1798); al ritorno dei Borboni, resse il ministero delle Finanze (1800-03). Durante il decennio francese fu consigliere di stato (1808), ministro della Giustizia (1809) e infine ministro dell'Interno fino al 1815. Esiliato al ritorno di Ferdinando IV, poi riammesso nel regno, nel 1820 fu nominato ministro dell'Interno del governo costituzionale. Studioso di problemi economici, nel 1790 aveva pubblicato un'opera sulla Sila, nella quale aveva cercato di determinare le ragioni che rendevano passivo quel vasto territorio della Corona. Tra gli altri suoi scritti, un Rapporto generale sulla situazione del Regno di Napoli per gli anni 1806-1811 (1813).

lunedì 2 settembre 2013

Valerio Lorenzo

Valerio, Lorenzo
Giornalista e uomo politico (Torino 1810 - Messina 1865). Direttore di una manifattura di sete, nel 1831 fu costretto a lasciare il Piemonte per le sue idee liberali e viaggiò per affari in Europa centrale e orientale e in Russia. Rientrato in Italia nel 1836, assunse la direzione di un setificio ad Agliè, in provincia di Torino, impegnandosi in un’opera di miglioramento delle condizioni di lavoro delle operaie dei suoi stabilimenti e nell’apertura di asili e scuole femminili e serali. Nello stesso anno fondò il settimanale «Letture popolari», un periodico rivolto alla classe lavoratrice, con rubriche e notizie su arti e mestieri, che rappresentò una delle più significative esperienze del giornalismo risorgimentale. Proibito dalle autorità piemontesi nel 1841, il settimanale fu ripreso con il titolo «Letture di famiglia», ma fu definitivamente soppresso nel 1847. Nel gennaio del 1848 fondò il quotidiano «La Concordia», un giornale che, dopo avere abbandonato l’iniziale connotazione liberale e moderata, si spostò su posizioni sempre più radicali e filorepubblicane, battendosi a favore di maggiori libertà politiche. Nel 1848 Valerio fu anche eletto deputato al Parlamento subalpino e, schieratosi a sinistra, partecipò attivamente alle discussioni parlamentari, accusatore convinto di coloro che riteneva i responsabili della sconfitta militare del 1848. Diventato uno dei capi della Sinistra democratica, avversò la politica moderata di Cavour dalle colonne di altri due giornali da lui fondati («Il Progresso» e «Il Diritto»). Commissario regio nelle Marche nel 1860, divenne senatore del Regno nel 1862 e pochi mesi prima della sua morte fu nominato prefetto di Messina.