/**/ Associazione Culturale e Sportiva "Giuseppe Garibaldi": I Fratelli Bandiera

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lunedì 21 dicembre 2009

I Fratelli Bandiera




L'esperienza dei Fratelli Bandiera in Calabria si inserisce all'interno di quel clima politico sviluppatosi in Italia grazie alla diffusione dei valori e dello spirito libertario, che avevano animato i giacobini e che avevano contagiato anche i gruppi carbonari italiani. Giuseppe Mazzini, attraverso le associazione segrete della Giovine Italia e della Giovine Europa, continuava la sua opera di cospirazione volta alla liberazione del popolo italiano dagli oppressori e all'unione degli Stati italiani in un'unica repubblica. Queste idee di libertà avevano raggiunto anche la Calabria, dove il 15 marzo 1844, a Cosenza, un tentativo di insurrezione, organizzato dal comitato liberale napoletano, aveva avuto esito negativo, portando alla fucilazione dei ribelli insorti. La voce di un'insurrezione generale in Calabria era giunta ai fratelli veneziani Attilio ed Emilio Bandiera, giovani liberali fondatori di una loro società segreta, l'Esperia. Essi, sulla scia dell'entusiasmo suscitato dalle rivolta, decisero di organizzare una sollevazione popolare nel Sud Italia che partisse dalla Calabria. I due, insieme a 17 compagni salparono da Corfù la sera fra il 12 e il 13 Giugno, sul Trabaccolo "Spiridione". Facevano parte della spedizione: Nicola Ricciotti da Frosinone, Domenico Moro da Venezia, l'avvocato Anacarsi Nardi, modenese, Giovanni Vannucci da Rimini, Giacomo Rocchi da Lugo, Francesco Berti da Lugo, Domenico Lupatelli da Perugia, Giovanni Manesci da Venezia, Carlo Osmani da Ancona, Giuseppe Pacchioni da Bologna, Luigi Nanni, Piazzoli Pietro e Luigi Miller forlivesi, Francesco e Giuseppe Tesei da Pesaro, Paolo Mariani milanese, e Tommaso Mazzoli bolognese. La guida calabrese era Battistino Meluso, detto il Nivaro. Vi era inoltre un corso di Oletta, chiamato Pietro Boccheciampe.
La sera del 16 sbarcarono alla Foce del Neto, presso Laganetto (Cantorato) e si diressero nell'interno in cerca di rifugio. Passata la notte presso la chiesetta del fondo "Sala", attaccata al Palazzo del Marchese Majda, accolti dal torriere Bernardo Acciardi, ripartirono all'alba del 17, e trovarono rifugio nella "Masseria Poerio" ad 8 km ca. da Crotone, di proprietà del Marchese Albani.
Saputo da due contadini del servizio, Bruno Abbruzzini e G. Battista Misiano e dall'esperto di Campagna del Marchese Albani, Girolamo Calojro, della calma che regnava nella zona, decisero di proseguire alla volta di Cosenza. Il 18 giugno partirono per S. Severina. Durante il percorso si accorsero che il loro compagno Pietro Boccheciampe era sparito. Costui si era, infatti, recato a Crotone per denunciare i suoi compagni alla Sottointendanza. Si dice che prendesse alloggio il 17 giugno in una locanda detta "Da Bastuna", sita in Piazza Umberto I a Crotone. I patrioti trascorsero la notte tra il 18 e il 19 giugno nel bosco di S. Elena, fondo di proprietà del Dramis di Scandale. Al mattino, varcarano il Neto nei pressi del "Passo del Carro", per il varco di S. Elena, trovandosi nella Contrada Corazzo sulla sponda sinistra del fiume. Proseguirono poi per la carovaniera di Topanello - Macchiole, Ceramidio, Bruchetto. Mentre la Comitiva proseguiva per Belvedere Spinello, nella contrada "Petralonga", tra la rupe del Salto e il corso del Neto, alle 17.30 avvenne uno scontro, in cui vi furono due morti tra gli Urbani di Belvedere Spinello. I fratelli Bandiera ed i loro compagni proseguirono verso Caccuri. Dopo aver sostato nel luogo detto Laconi, si diressero verso S. Giovanni in Fiore. Passando dai comuni di Cerenzia e Casino (odierna Castelsilano) si fermarono per poco nel Casino del "Vordò", dei Sigg. Lopez. Qui il brigante Meluso venne riconosciuto dalle persone del posto che, credendo anche i patrioti briganti, fecero pervenire un biglietto d'allarme al Capo Urbano di S.Giovanni in Fiore. Quando la comitiva, ripreso il cammino, giunse alla "Stragola" avvenne uno scontro a fuoco in cui persero la vita Giuseppe Miller e Francesco Tesei. Domenico Moro venne ferito ad un braccio, mentre Anacorsi Nardi ad una coscia. In quell'occasione vennero catturate 12 persone: Attilio ed Emilio Bandiera, Moro, Ricciotti, Nardi, Rocca, Venerucci, Pacchioni, Lupatelli, Manessi, Berti, Piazzoli. Il brigante Meluso riuscì a sfuggire alla cattura. I prigionieri vennero condotti a S. Giovanni in Fiore. Gli altri 5, che durante lo scontro erano riusciti a fuggire, vennero catturati presso Castelsilano.
I caduti alla "Stragola" (Miller e F. Tesei) furono seppelliti nella chiesa della S.Annunziata a S. Giovanni in Fiore. Il 23 giugno i prigionieri vennero condotti per le vie della Sila a Cosenza dove si svolse il processo. I fratelli Attilio ed Emilio Bandiera e 7 dei loro compagni, per volontà del re Ferdinando, furono condannati a morte e fucilati nel Vallone di Rovito il 25 luglio 1844 al grido di "Viva l'Italia". Gli altri compagni furono graziati e la loro pena venne commutata in quella del carcere a vita. Le salme dei due fratelli e di Moro furono traslate a Venezia nel 1867. Le altre, tumulate inizialmente nella chiesa di S. Agostino a Cosenza e nel 1848 nel Duomo, furono nel corso degli anni inviate nelle rispettive città native.

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