/**/ Associazione Culturale e Sportiva "Giuseppe Garibaldi": Antonelli Giacomo

Visualizzazioni totali

martedì 6 marzo 2012

Antonelli Giacomo


Nato da una famiglia di modeste origini, arricchitasi poi in fortunate speculazioni immobiliari.
Mandato a Roma dal padre Domenico, che desiderava avviarlo, nonostante la sua scarsa propensione per la vita ecclesiastica, ad una carriera nell'amministrazione pontificia, compì gli studi umanistici al Collegio romano e quelli di diritto alla Sapienza.Nel 1830, avuti dal padre i fondi richiesti per l'ingresso nella Prelatura iustitiae, iniziò la carriera curiale nella giustizia amministrativa, e nel 1834 passò come assessore al tribunale criminale di Roma.L'acume, il senso pratico e i modi eleganti avevano presto attratto sul giovane Antonelli l'attenzione di prelati influenti, in particolare dei cardinali Zurla e Lambruschini, che ne favorirono la rapida ascesa. Nominato nel 1845 protesoriere della Camera apostolica e poco dopo tesoriere generale, concluse felici operazioni finanziarie.Creato cardinale da Pio IX l'11 giugno 1847, fu chiamato nel novembre dello stesso anno alla presidenza della Consulta di Stato, ed ebbe un ruolo di rilevo nell'elaborazione dello Statuto. Il 10 marzo 1848 Pio IX lo pose poi col titolo di prosegretario di Stato alla testa del primo ministero incaricato di mettere in opera la nuova costituzione.Incline, in un primo tempo, ad assecondare il movimento che premeva per l'intervento delle truppe pontificie in Lombardia a fianco dell'esercito piemontese, cambiò successivamente indirizzo alla politica pontificia, sull'onda anche delle notizie che riceveva dai nunzi apostolici in Austria e in Baviera riguardo alla forte avversione delle popolazioni tedesche per il papa, che con la decisione di partecipare alla prima guerra d'indipendenza italiana era venuto meno al suo ruolo di suprema autorità della Chiesa universale. Si giunse così alla celebre allocuzione di Pio IX il 29 aprile 1848, in cui il papa respingeva il tentativo di portare lo Stato pontificio a muovere guerra contro l'Austria. Dimessosi dopo l'allocuzione papale, Antonelli continuò a svolgere un ruolo di primo piano presso Pio IX.Fu alla sua influenza che si dovette la nomina di Pellegrino Rossi a primo ministro; dopo il suo assassinio, il 15 novembre del 1848, fu sempre lui a manovrare perché il pontefice si decidesse a fuggire da Roma per sottrarsi alla pressione popolare e, contro il parere di Rosmini, a restare a Gaeta e a non rifugiarsi presso la corte di unsovranocattolico.Allaproclamazione della Repubblica romana (1849), Antonelli chiese l'intervento militare degli Stati fedeli al papa per ripristinare il suo potere temporale.Posto, il 26 novembre del 1849, a capo del governo pontificio con il titolo di prosegretario di Stato, rifiutò, dopo il rientro a Roma di Pio IX nell'aprile 1850, qualsiasi concessione costituzionale, mettendo a punto una serie di riforme amministrative, ma non di carattere strutturale.Ormai, convinto dallo sviluppo degli avvenimenti che era vano tentare una laicizzazione e una liberalizzazione, sia pure parziali, del governo dello Stato pontificio e che l'autonomia del papa, in quanto capo della Chiesa universale, sarebbe stata garantita solo dal ritorno a un regime teocratico, Antonelli mantenne il suo intransigente indirizzo politico lungo i vent'anni in cui rimase sulla grande scena diplomatica europea.La sua politica, se nella prima fase procurò alla Santa Sede vantaggi notevoli (influenza sulla Francia di Napoleone III, concordato del 1851 con la Toscana, del 1855 con l'Austria), fallì di fronte alle aspirazioni nazionali italiane, alle quali Antonelli oppose sempre il principio di legittimità formulato al Congresso di Vienna, escludendo qualsiasi possibilità di un compromesso.Dopo il Concilio Vaticano del 1870, la sua condotta suscitò inoltre violente reazioni anche all'estero: Kulturkampf in Germania, denuncia del concordato in Austria. Accusato da più parti di nepotismo e di aver privato il Sacro Collegio di ogni influenza reale sugli affari di Stato, dopo il 1870 respinse, d'accordo con il papa, la legge delle guarentigie e intraprese una riorganizzazione finanziaria della Santa Sede, ottenendo la restituzione dei cinque milioni dell'obolo di San Pietro.Da tempo sofferente di gotta e aggravatosi per una complicazione alla vescica, si spense a Roma nel novembre 1876.


Nessun commento:

Posta un commento