/**/ Associazione Culturale e Sportiva "Giuseppe Garibaldi": LA SEPOLTURA A LA MADDALENA

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martedì 18 ottobre 2011

LA SEPOLTURA A LA MADDALENA

Prima dell'occupazione militare piemontese (1767), gli abitanti di La Maddalena seppellivano i loro morti a San Michele del Liscia presso Palau; alcine sepolture venivano fatte anche a Cala Chiesa, o nell'isola di Santo Stefano. Dal 1770 si cominciò a seppellire presso la chiesa di Santa Maria Maddalena (dal 1793 dedicata alla SS. Trinità). I registri parrocchiali annotano il nome della prima defunta, certa Avigia Maria, di Pasquale deceduta l'8 ottobre 1770, sepolta "In ecclesia S.M. Magdalena, in dicta isula existente".Aumenta la popolazione (185 abitanti nel 1767; 867 nel 1794), fu indispensabile individuare una vera e propria area cimiteriale. Venne collocata su una collina dolce e poco granitica, posta al di sopra della costa di Cala Gavetta e di Cala Mangiavolpe. La scelta non fu molto felice. Era infatti a poche centinaia di metri dalle abitazioni e appena a monte di alcuni ruscelli e sorgenti. Ampliato attorno alla metà del secolo scorso nel lato di tramontana, raggiungeva una superfice complessiva di circa 2.200 metri quadrati. L'ingresso era a sud, verso l'attuale via Roma. Il grande cancello in ferro era sormontato. Nel lato opposto era sistemata una croce in granito. La cappella, di proporzioni modeste, fu fatta costruire da governatore Agostino Millelire che vi venne sepolto. Le sepolture avvenivano in gran parte sotto terra. Cira cinquanta tombe erano addossate lungo i muri perimetrali. Nel vecchio cimitero trovavano riposo non solo gli originari abitanti corsi, ma anche i militari che nell'isola morirono per malattia o in seguito a scontri armati, i pescatori campani e via via gente proveniente da ogni parte della penisola e anche stranieri. Allora, come del resto ora, i cognomi posti su tombe, lapidi, croci, evidenziavano le provenienze più disparate.Il primo seppellimento fu quello del piccolo Antonio Biaggi, di 11 mesi, figlio di Petro e Gavina Gallone, morto il 15 agosto 1797. Tra i nomi illustri ricordiamo le medaglie d'oro Domenico Millelire, Tommaso e Cesare Zonza; Nicolao Susini che combattè con Garibaldi nella difesa di Roma; Domenico Polverini detto Parnaso, decorato nelle guerre di indipendenza con tre medaglie d'argento. Vi erano sepolti anche il Maggior Leggiero e Luigi Gusmaroli, ex prete, la cui epigrafe fu dettata dallo stesso Garibaldi. Nel piccolo cimitero trovarono riposo anche vari sindaci: da Antonio Ornano sindaco nel 1799 ai tempi della costruzione della chiesa(probabilmente il primo sindaco), a Filippo Martinetti, primo cittadino all'epoca della visita di Re Carlo Alberto nel 1843 a Nicolò Susini che accolse Garibaldi esule, a Cala Gavetta. Vi furono seppelliti anche il parroco Mamia, il capitano inglese Daniel Roberts morto nel 1869, i coniugi Collins ed il notaio cagliaritano Vincenzo Sulis, capo popolo dei moti anti piemontesi, incarcerato a Guardia Vecchia.Con l'istituzione della piazzaforte militare ed il coseguente aumento della popolazione, si rese necessario nel 1894, la costruzione di un nuovo cimitero, più grande e più lontano dall'abitato. Col passare degli anni il vecchio cimitero venne progressivamente abbandonato e scarsamente curato. Periodicamente tuttavia vi si svolgevano delle cerimonie. In occasione del 2 giugno con l'arrivo, allora massiccio, dei Garibaldini e durante il periodo fascista. Il regime esaltò non solo Garibaldi ma anche Domenico Millelire, eroe nazionale antifrancese.L'attuale sensibilità storica e le leggi non lo consentirebbero più.Allora invece, da poco e tragicamente conclusasi la seconda guerra mondiale, più che a conservare il passato, si era protesi a costruire il futuro, il migliore possibile. Fu così che nel 1947 il consiglio comunale maddalenino deliberò la demolizione del vecchio cimitero: una struttura nè artistica, nè monumentale, di vago stile militare, decisamente modesta.
Vennero cancellate le poche memorie della comunità isolana, i pochi segni delle proprie radici e della propria identità storica. Alcune salme vennero poste nelle tombe di famiglia del nuovo cimitero, tutte le altre nell'ossario. Migliaia di isolani sprofondarono nell'oblio. La particolare tecnica di seppellimento non sempre consentì il riconoscimento dei resti mortali.
Nelle tombe infatti, le casse di legno venivano adagiate su piccole travi di granito, sollevate di circa un metro rispetto ad un corridoio comune. Con gli anni le bare marcivano e le ossa cadevano, attraverso le feritoie, sul piano sottostante, andandosi spesso a mischiare. Fu per questo motivo che all'atto della riesumazione, non fu possibile individuare i resti di Domenico Millelire.
Fu invece riesumato interamente la medaglia d'oro Tommaso Zonza. Le ossa, racchiuse in una piccola cassa grigia, vennero sistemate nella tomba della famiglia Susini. Il terreno del vecchio cimitero fu dissodato per la profondità di un paio di metri. Nonostante ciò, per molti anni, continuarono ad affiorare crani, stinchi, omeri ecc.La demolizione non sempre fu ordinata e nella confusione lapidi, croci e fregi presero le vie più diverse. Nel 1990 durante i lavori di restauro di una tomba del vecchio cimitero furono casualmente rinvenute le lapidi del Maggior Leggero e di Gusmaroli. Di demolire il vecchio cimitero si cominciò a parlare fin dal 1945, ai tempi del sindaco Domenico Tanca. Si pensava di costruirvi una grande piazza, attorno alla quale la città avrebbe potuto trovare adeguato sviluppo. La piazza si sarebbe chiamata '13 settembre 1943', in ricordo della cacciata dei tedeschi dall'isola. La stessa area interessava don Capula il quale intervenne energicamente presso l'amministrazione comunale affinché fosse donata alla costruzione di opere pie. La richiesta del parroco trovò il pieno sostegno del sindaco Giuseppino Merella e di quasi tutti i consiglieri democristiani.

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